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Cresce la collaborazione tra Italia e Tunisia

Il presidente di Gi.&Me. Association, Franz Martinelli, ha incontrato il Console di Tunisia a Napoli Beya Ben Abdelbaki Fraoua per approfondire le opportunità di collaborazione, ricerca, innovazione e tutela del pescato attraverso il progetto Surefish. L’obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio ittico del Mediterraneo, attraverso il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune. Un network che si avvale dell’utilizzo di tecnologie e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, utilizzando metodi analitici e sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca. Allo stesso tempo, il progetto intende sviluppare strategie di comunicazione e informazione per promuovere la fiducia dei consumatori, con marchi di certificazione e APP dedicate, per tutelare le specie in pericolo nel Mediterraneo e per condividere i dati delle ricerche con tutti i protagonisti del network.

Gi.&Me. Association ha sviluppato molta ricerca intorno al progetto Surefih, elaborando numerosi approfondimenti curati da Domenico Letizia, giornalista e responsabile della comunicazione di Gi.&Me.

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Unite dalla via del grano. Italia e Tunisia più vicine

Il grano, ieri come oggi, è al centro di importanti decisioni geopolitiche mondiali, che interessano i maggiori consumatori al mondo, ossia l’area mediterranea. L’ agricoltura e l’alimentazione sono sempre più un settore strategico per lo sviluppo nazionale dei paesi del Mediterraneo. Il tasso di crescita demografica nella sponda sud del Mediterraneo impone diverse necessità: food, energia e abitazioni. Tutte queste cose necessitano di enormi quantità di terra. Per contro, nella sponda nord, esistono milioni di case disabitate e migliaia di tonnellate di cibo sprecato. Sono in molti a rendersi conto che per lo sviluppo sostenibile del Bacino comune, rispettando l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, solo la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo può generare produttività, ricchezza, sostenibilità e diffusione di benessere alimentare. Diversi gli eventi dedicati alla collaborazione in tema food tra Italia e Tunisia. A Tebourba, nel locale dell’Associazione Slow Food Tebourba, gestito dai fratelli Marzouk Mejri e Nabil Ben Marzouk è sorto il progetto “Grani Antichi di Tunisia”, ad opera dei Rotary Clubs Latina, Roma Cassia e Tunis Mediterranee, che è stato finanziato dalla Rotary Foundation e dove vengono attualmente prodotti pane e suoi derivati (couscous e bourgul) solo ed esclusivamente con grano autoctono del territorio. “Il tema dell’educazione alimentare è di estrema importanza e di grande attualità a livello globale”, sottolineò Lorenzo Fanara, Ambasciatore d’Italia in Tunisia. Ai lavori in Tunisia parteciparono Paola Sarcina (Direttore artistico Cerealia Festival), Lucio Fumagalli (Presidente INSOR), Kais Ben Amar del Rotary Club Tunis Mediterranee e Franz Martinelli, President incoming del Rotary Club Roma Cassia e presidente di “Gi.&Me. Association”, nonché coordinatore del progetto dedicato ai grani autoctoni di Tunisia. Il progetto ha generato la costituzione di un team di giovani professionisti e studiosi, impegnati nella realizzazione di attività, ricerche scientifiche e divulgative che costituisce un capitale umano d’eccellenza, unico nel suo genere, sviluppato secondo un modello di lavoro innovativo e in continua evoluzione. Nel tentativo di comprendere l’importanza del cibo, del grano e del rapporto con il Mediterraneo il giornalista Domenico Letizia ha intervistato, per il quotidiano Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, il protagonista del progetto tunisino, Franz Martinelli, presidente di “Gi.&Me. Association”.

Di seguito il file dell’intervista:

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L’ENEA RILANCIA L’IMPORTANZA DELL’INNOVAZIONE

La pandemia sanitaria mondiale ha avuto ripercussioni significative sui sistemi agroalimentari dei paesi sviluppati e non, evidenziando l’importanza di intraprendere una gestione eco-sostenibile e attenta a salute, ambiente e sicurezza alimentare, nella più vasta prospettiva dell’economia circolare e degli obiettivi dell’Agenda 20-30 delle Nazioni Unite. In questa sfida, ricerca e innovazione possono dare un contributo di primo piano, mettendo a disposizione competenze, tecnologie e servizi avanzati per valorizzare le risorse in agricoltura, ridurre i rifiuti e gli scarti di filiera, promuovere l’efficienza nei processi e ottimizzare il consumo dell’energia.

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) ha organizzato un interessante seminario su “I sistemi Agroalimentari alla sfida della Sostenibilità nell’ottica della Circolarità e del One Health” al quale hanno preso parte numerosi esperti del settore, tra i quali Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec; Paolo Bonretti, vicepresidente Cluster Agrifood Nazionale e Angelo Riccaboni, professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Siena, nonché presidente della Fondazione Prima. L’incontro è stato moderato da Massimo Iannetta dell’Enea.

I relatori hanno soffermato la propria attenzione sull’importanza della ricerca e della formazione poichè essenziali sono le tecnologie per le giovani startup agrifood, in cui elementi quali l’Internet of Things e i Big Data la fanno da padroni, e tutti hanno concordato sull’importanza di sviluppare l’innovazione nell’agricoltura, sul rafforzamento dei rapporti tra mondo della ricerca e mondo dell’impresa e sulla formazione dei giovani a tutti i livelli a partire dalle scuole primarie e fino all’università.

A ribadire alcuni concetti sul futuro delle imprese del settore agricolo, il professore Riccaboni, tra gli argomenti trattati, si è soffermato in particolare sull’importanza dell’agroalimentare 4.0, relativamente al momento storico che il settore sta vivendo grazie alle tecnologie e al digitale. Un settore che per definizione è tradizionale e che vive grazie a meccanismi strutturati e collaudati nel tempo, e che oggi trova nelle startup un grandissimo alleato per la sua crescita. Tecnologie come i droni per l’agricoltura di precisione, sistemi innovativi per tracciare le colture e garantire la qualità degli alimenti, metodi alternativi per una produzione più sostenibile sono solo alcuni esempi di come l’innovazione entra totalmente nel settore agricolo, ne rivoluziona i confini e richiama l’interesse di tanti giovani talenti. Tematiche tutte che richiamano l’attenzione sulla sinergia che l’innovazione in ambito agricolo può trovare nell’impresa 4.0 e su come tale innovazione necessiti di finanziamenti attraverso una concreta partecipazione delle Fondazioni bancarie e delle Fondazioni degli Enti del Terzo Settore che sostengono i progetti innovativi.

Non resta pertanto che pensare ad un’agricoltura più connessa e che utilizza dati e informazioni dalla rete per strutturare strategie di produzione innovative e dall’alto contenuto tecnologico, il che richiede un buon impegno da parte delle giovani generazioni di agricoltori nei propri territori di appartenenza. L’agroalimentare viene così ad essere un settore trainante dell’economia, ed è per questo che l’agricoltura ha bisogno di un vero e proprio cambio generazionale in grado di attivare una serie di aggiornamenti e innovazioni utili per il progresso e la crescita del settore. Prerogative che appartengono anche alla Fondazione Prima, con un network di enti e istituzioni per la ricerca e l’innovazione che coinvolge 19 Paesi del Mediterraneo, per un valore complessivo dell’iniziativa di circa euro 500 milioni di euro da articolare su una durata di 7 anni di finanziamento. La Fondazione ospita e finanzia progetti che legano il mondo dell’innovazione con l’agricoltura, generando occupazione e creazione di network tra istituzioni pubbliche, centri di ricerca, università, giovani start up e aziende agricole. Un progetto che segue tale direzione è IngraMed, ideato e coordinato da Gi.&Me. Association, presente sul portale di Prima, con partner dall’Italia, dalla Grecia, dalla Tunisia e dal Marocco.

Tra gli obiettivi primari vi è quello di aiutare i giovani dei Paesi del Mediterraneo coinvolti a lavorare in rete per la riscoperta delle reciproche tradizioni legate alla coltivazione e produzione dei grani autoctoni, indirizzandoli verso il dialogo e informandoli sulle possibilità dell’uso delle innovazioni tecnologiche per poter sviluppare al meglio le opportunità legate al frumento, con la valorizzazione, anche commerciale, della cultura del grano attraverso la certificazione, nei contesti paesaggio, storia e suolo, e con la visita guidata dei luoghi dove i grani autoctoni crescono e possono venire consumati. Una progettualità che dall’agricoltura crea nuove opportunità di occupazione per i giovani del Mediterraneo, grazie all’ interfacciamento tra reti di organizzazioni, alle innovazioni digitali e alla tecnologia blockchain che consente di guardare all’innovazione in maniera diversa, cambiando il modo di concepire il lavoro.

Quanto al tema dello sviluppo sostenibile, l’ateneo di Siena ha lanciato il “Siena Advanced School On Sustainable Development”, la terza edizione della scuola di alta formazione sui temi dello sviluppo sostenibile, organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con Fondazione EnelLeonardo, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), Sustainable Development Solutions Network Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterraneo ed il Centro Santa Chiara Lab dell’Ateneo senese.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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Frumento: lo stato della produzione in Italia e nel Mondo

Lo scenario internazionale nel Mondo e nel Mediterraneo sulla produzione del frumento. Romacereali, il meeting internazionale della filiera cerealicola organizzato dalla Camera di Commercio di Roma, è un seminario internazionale sulla filiera cerealicola che ogni anno riscuote una partecipazione attenta da parte degli operatori e degli esperti del settore che intervengono da ogni parte del mondo.

L’ultimo evento formativo e informativo ha offerto agli imprenditori della filiera cerealicola, riuniti in collegamento telematico a causa della pandemia globale, un puntuale aggiornamento dei consuntivi e delle previsioni relativamente ai mercati nazionali ed internazionali, nel passaggio dalla campagna di commercializzazione 2019‐2020 a quella 2020‐2021.

Lo scenario internazionale della produzione di frumento

Effettuare un’analisi dello scenario internazionale sull’attualità del frumento in tempi di coronavirus appare una sfida particolarmente importante per la comprensione dei fenomeni commerciali legati a tale settore. L’effetto più rilevante generato dalla pandemia è stato quello delle restrizioni delle esportazioni, decise con modalità diverse da alcuni paesi (Russia, Kazakistan, Ucraina, Romania) per stabilizzare i prezzi interni e proteggere la sicurezza alimentare in presenza di una maggiore incertezza della domanda e di difficoltà nelle catene logistiche e stimolando al rialzo il movimento dei prezzi in tutto il mondo.

A livello globale possiamo dire che la raccolta del frumento potrebbe segnare un ritardo a causa delle difficoltà organizzative e di reclutamento della manodopera, derivanti dalle misure di contenimento della pandemia.
Altro elemento di preoccupazione è l’andamento climatico che, in numerose aree del mondo è soprattutto legato ai problemi di siccità ma anche al rischio di piogge torrenziali.

Nell’Europa dei 27 la produzione di frumento totale è prevista in diminuzione di 23,3 milioni di tonnellate, collocandosi a 131,7 milioni di tonnellate nella campagna 2020‐2021 (pari a ‐15%) e la superficie destinata a frumento è prevista in diminuzione da IGC (‐3,0%).

Invece, in aumento è la produzione del 2020‐2021 di frumento in Italia: 7,4 milioni di tonnellate (+13,8% rispetto alla campagna 2019 2020). I consumi alimentari, come utilizzi Food, Seed and Industrial (FSI), aumentano più di quelli per i mangimi. Sostanzialmente, il commercio globale del frumento mostra, secondo la previsione per la campagna 2020‐2021, una tendenza alla riduzione, rispetto alla campagna 2019‐2020, per le difficoltà registrate nel mese di aprile.

Le maggiori esigenze di importazione in Nord Africa potrebbero comunque sostenere il commercio mondiale nel 2020/21 rimettendo al centro di scelte strategiche il Mediterraneo e l’economia del bacino comune.

A tale andamento contribuiscono anche le scelte dei consumatori che si sono orientate all’acquisizione di maggiori scorte di prodotti ed ingredienti alimentari per poter cucinare in casa, non potendosi recare ai ristoranti, puntando molto sulla tracciabilità e sull’autenticità del prodotto. Molti italiani sono tornati a fare la spesa e il controllo della qualità del prodotto è divenuto un elemento importante anche nell’acquisto di farine, pane e frumento. Un nuovo approccio alla Dieta Mediterranea, all’idea di frumento e all’importanza di politiche alimentari legate al Mediterraneo.

Un progetto che segue tale direzione è Roads of the indigenous grains in the Mediterranean (IngraMed), presente sul portale di Prima Observatory, ideato e coordinato da Gi.&Me. Association con partner dall’Italia, dalla Grecia, dalla Tunisia e dal Marocco. Il progetto pone i grani autoctoni e il Mediterraneo al centro di interessi economici e formativi, poiché i grani autoctoni sono una parte integrante del patrimonio genetico della biodiversità mediterranea, frutto della selezione operata dai contadini in novemila anni di storia dell’agricoltura delle civiltà del Mediterraneo. Il progetto nasce con l’intento di voler fornire un concreto contributo alla valorizzazione dei Grani Autoctoni del Mediterraneo con il consolidamento del legame in agricoltura tra prodotti e territorio, una visione particolarmente importante per le politiche alimentari dell’Italia finalizzate alla produzione di qualità.

Infatti, ricordiamo che nel periodo compreso tra luglio 2019 e febbraio 2020 l’Italia ha importato 1,8 milioni di tonnellate di frumento, pari ad un +54% rispetto allo stesso periodo della campagna 2018/19. Come evidenziato anche dall’ISMEA che ha svolto, e continua a programmare, interessanti indagini sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nelle settimane di diffusione del coronavirus in Italia, soprattutto per le filiere cerealicole, il tema dell’approvvigionamento della materia prima risulta di fondamentale importanza, così come la qualità e la tracciabilità del grano e dei suoi derivati.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano economico finanziario “Money.it

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Innovazione agroalimentare: la crescita inarrestabile

L’innovazione, la tecnologia e la digitalizzazione diventano sempre più incisivi nel settore agroalimentare italiano. Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua a crescere, raggiungendo nel 2019 un valore di 450 milioni di euro (+22% rispetto al 2018, il 5% del mercato globale), con la maggior parte della spesa concentrata in sistemi di monitoraggio e controllo (il 39% della spesa), software gestionali (20%) e macchinari connessi (14%), seguiti da sistemi di monitoraggio da remoto dei terreni (10%), di mappatura (9%) e di supporto alle decisioni (5%). E’ quanto emerge dal rapporto dell’ Osservatorio Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

Sono 415 le soluzioni e innovazioni 4.0 disponibili per il settore agricolo in Italia, offerte da oltre 160 fra aziende tradizionali e startup, principalmente dedicate all’Agricoltura di Precisione e in misura minore allo Smart Farming, soprattutto nelle fasi di coltivazione, semina e raccolta dei prodotti alimentari nei settori ortofrutticolo, cerealicolo e vitivinicolo. Fra le innovazioni digitali per la tracciabilità alimentare offerte sul mercato italiano si assiste al boom della Blockchain, la cui presenza è più che raddoppiata in un anno e che caratterizza il 43% delle soluzioni disponibili, seguita da QR Code (41%), mobile app (36%), data analytics (34%), e l’Internet of Things (30%). Sviluppare e utilizzare nuovi strumenti tecnologici “porterà anche più efficienza e trasparenza lungo la filiera produttiva e di mercato”, fa notare Fulvio Conti, responsabile Delivery in AlmavivA, “e tutto ciò porterà a un aumento della qualità finale dei prodotti”. Tra tecnologie che migliorano la qualità e la sostenibilità delle coltivazioni, soluzioni per la competitività delle aziende e innovazioni per la tracciabilità dei prodotti, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua a crescere, raggiungendo nel 2019 un valore di 450 milioni di euro, per un +22% rispetto al 2018, il 5% del mercato totale.Tenere traccia di quanto avviene nel percorso del prodotto alimentare dal campo alla tavola del consumatore finale è sempre più importante per rendere più efficiente l’intera filiera e creare nuove opportunità di mercato. E il digitale gioca un ruolo di primo piano nella tracciabilità alimentare. Fra le innovazioni digitali per la tracciabilità alimentare offerte sul mercato italiano si assiste al boom della Blockchain, la cui presenza è più che raddoppiata in un anno.

Articolo di Domenico Letizia, pubblicato dal Think Tank “Imprese del Sud”

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Prima: post Covid occorre innovare agrifood

(ANSA) – “Nell’agrifood occorre innovare affinché le produzioni siano in grado di rispondere alle nuove esigenze anche e soprattutto nel post pandemia Covid-19“. Lo ha detto Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena e presidente della Fondazione Prima, il programma di innovazione nel settore agroalimentare del Mediterraneo, intervenendo in diretta streaming a Food for Earth Day, la maratona dedicata ai sistemi alimentari sostenibili in occasione della Giornata della terra.

Angelo Riccaboni.


    “L’innovazione tecnologica e organizzativa nell’agrifood – ha aggiunto – è un fattore decisivo per avere sistemi agroalimentari che rispondano alle esigenze nutrizionali di tutti i cittadini, rispettino l’ambiente e gli animali e salvaguardino la salute delle persone“. In questo contesto il programma Prima, con 500 milioni di euro di budget nei primi due anni ha finanziato 83 progetti a 700 unità di ricerca e innovazione per oltre 110 milioni di euro. “La sicurezza alimentare e cioè la possibilità che tutti abbiano accesso al cibo nella quantità e qualità desiderata – ha spiegato Riccaboni – è di nuovo una questione centrale anche in Paesi, come l’Italia, dove si pensava non fosse più a rischio“. “La salute è una sola – ha concluso Riccaboni – e quella del pianeta, delle persone e del cibo sono strettamente connesse. Nel nuovo contesto, la rivalutazione della dieta mediterranea che rispetta l’ambiente e le persone e prevede produzioni della regione Med, può essere molto utile“.

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Il duro impatto del coronavirus sul prezzo del grano

L’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo lancia l’allarme sull’accesso al cibo nel Bacino. Per i rappresentanti della storica organizzazione risulta essenziale rilanciare l’attenzione degli effetti della pandemia sulla sicurezza alimentare e su quello che può promuovere la comunità internazionale con l’adozione di misure efficaci, contrasto alla speculazione e innovazione tecnologica.

Al momento il legame tra pandemia e accesso al cibo non ha generato problematiche importanti, ma le prime avvisaglie di una guerra al grano sembrano emergere con conseguenze in Europa e in Italia. Sembrerebbe che gli stoccatori, nella speranza di un forte rialzo, attualmente non stiano vendendo il grano rimasto nei silos.

La giustificazione per un prezzo invariato starebbe nell’assenza di compravendite di grano. Le quantità del grano italiano non saranno abbondanti, secondo gli osservatori e gli agronomi. Al centro del dibattito c’è anche un altro problema: tutti i pastifici italiani e i grossi trader che hanno firmato contratti di filiera con gli agricoltori, temono che il prezzo al libero mercato possa essere di gran lunga superiore rispetto a quello previsto nei loro contratti. Le ultime analisi rilevano che nonostante l’incremento del consumo di farina per uso domestico, il comparto molitorio a frumento tenero registra una contrazione delle vendite senza precedenti pari al -25%. Il settore molitorio sta registrando, dall’inizio dell’emergenza COVID-19, una contrazione particolarmente significativa, e comunque senza precedenti, dei volumi di vendita di farina di frumento tenero. A fronte di un incremento nelle vendite delle confezioni da 1 kg, destinate ai consumatori privati e alle famiglie italiane che sono ritornate a cucinare in casa, si registra un crollo della richiesta proveniente dal canale della ristorazione e della pasticceria. Inoltre, viene registrato un preoccupante tracollo dell’export dopo un trend positivo ormai ultra-decennale riconducibile alla insuperabile qualità e versatilità delle farine italiane.

Un recupero nei prossimi mesi appare altamente improbabile tenuto conto, in particolare, che il canale della ristorazione pagherà, anche dopo la fine del periodo di emergenza, una contrazione riconducibile alle misure di cautela dagli esercizi commerciali e al forte ridimensionamento dei classici flussi turistici.

Il flusso commerciale e l’instabilità dei prezzi del grano è legato anche a logiche internazionali. Metà della materia prima trasformata, con percentuali variabili di anno in anno, arriva dall’estero. La Russia ha deciso di trattenere la maggior parte del grano per uso interno dopo essere diventata il maggior esportatore del mondo, mentre il Kazakistan, uno dei maggiori venditori di grano, ha vietato le esportazioni del prodotto. Si tratta di scelte nazionali poiché i governi stanno concentrando l’attenzione sull’alimentazione delle proprie popolazioni, mentre il virus interrompe le catene di approvvigionamento in tutto il mondo.

Altre tensioni si registrano anche per il riso con il Vietnam, che ha temporaneamente sospeso i contratti di esportazione, mentre le quotazioni in Thailandia sono salite ai massimi dal 2013. In aumento anche la soia, il prodotto agricolo tra i più coltivati in tutto il mondo.

Gli effetti della pandemia si trasferiscono dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi fino alle produzioni agricole la cui disponibilità è diventata strategica con le difficoltà nei trasporti e la chiusura delle frontiere, ma anche per la corsa dei cittadini in tutto il mondo ad accaparrare beni alimentari di base dagli scaffali dei supermercati. Le varietà di grano nel Mediterraneo sono sempre state tante e dalla ottima prestazione grazie alla qualità dei terreni ma anche e soprattutto al clima del Mediterraneo che consente una migliore conservazione dei chicchi.

Il Mediterraneo e la collaborazione interna nel bacino diviene essenziale e a differenza di altri contesti può puntare alla qualità dei grani. Le “varietà locali da conservazione” sono tipologie di grano che mantengono alcune caratteristiche tecniche e agronomiche tipiche del grano diffuso fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Nel 2018 si è verificato un incremento dei consumi di prodotti alimentari provenienti dall’utilizzo di farine e semole di grani autoctoni, che ha riguardato soprattutto la farina integrale e la farina ottenuta da produzioni biologiche, ambedue con tassi di crescita superiore al 10% rispetto al 2017.

È importante ricordare che i grani antichi, i cosiddetti grani autoctoni, sono tipologie di cereali, diffusi e coltivati in passato, che non hanno subito modificazioni e manipolazioni da parte dell’uomo e che non sono stati sacrificati alle logiche di produzione contemporanea che ha preferito alla qualità una maggiore resa per l’industria alimentare. Tali tipologie di grano possiedono un indice di glutine generalmente più basso e devono necessariamente essere lavorati con più attenzione in quanto la lavorazione chiede temperature più basse e tempi più lunghi di lievitazione.

Nell’ottica di profonde trasformazioni commerciali e di consumo anche nel Mediterraneo, la ricerca, la produzione e la vendita dei grani autoctoni potrebbe rappresentare un buon investimento per l’immediato futuro sia per le esportazioni che per il mercato interno, considerando anche che i consumatori tendono sempre più a richiedere e pretendere informazioni sulla qualità, autenticità e tracciabilità dei prodotti consumati.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano economico finanziario “Money.it“.

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Il Coronavirus e la sicurezza alimentare nel Mediterraneo

La pandemia sanitaria globale sta generando un impatto enorme sulle società del Mediterraneo. Gravi problematiche legate ai sistemi sanitari, conseguenze drammatiche sui risparmi dei cittadini, problematiche per le aziende e cessazione delle attività sociali affliggono la nostra società. Per l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo risulta essenziale rilanciare l’attenzione degli effetti della pandemia sulla sicurezza alimentare e su quello che può promuovere la comunità internazionale con l’adozione di misure efficaci e sviluppo tecnologico. Attualmente non sono ancora innumerevoli le problematiche alimentari registrare ma gli esperti avvisano che se l’emergenza continuerà potrebbero generarsi conflitti e problemi legati al cibo. Il rischio è un aumento dei prezzi e una riduzione della filiera per le popolazioni più vulnerabili del bacino del Mediterraneo.

Molti paesi potrebbero risentire degli shock del mercato e dell’insicurezza alimentare. Secondo il World Food Program (WFP), i paesi della regione del Mediterraneo più a rischio, oggetto di attenzione da parte dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, sono il Libano, la Libia, la Mauritania, la Palestina e la Siria. Molta preoccupazione è registrata anche per i paesi dell’Africa e soprattutto per quelli più vulnerabili economicamente o troppo dipendenti dalle importazioni dall’estero.

Esistono diverse raccomandazioni politiche che il PAM propone per i paesi interessati, che possono mitigare l’impatto negativo della pandemia sulla sicurezza alimentare:

• Monitorare attentamente i prezzi e i mercati alimentari e comunicare tali informazioni in modo trasparente e al fine di guidare le politiche governative ad evitare il panico sociale.

• Soddisfare le esigenze alimentari delle popolazioni più vulnerabili e rafforzare i programmi di protezione sociale, compreso l’aiuto diretto economico.

• Mantenere aperti i flussi commerciali e garantire che la catena economica sia accessibile a tutti.

Per approfondire dettagliatamente le proposte dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo vi rimandiamo ai file successivi

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L’importanza del grano e della rete “InGraMed”

Si torna a discutere di grano e di diplomazia del grano per l’importanza del settore in tutto il bacino del Mediterraneo. Il grano nel Mediterraneo, o più precisamente il frumento, è il cereale più diffuso al mondo per via dell’alta resa produttiva e delle infinite possibilità di utilizzo dei suoi derivati, come le farine.  

Il grano autoctono può essere indicato come il vero attore protagonista della Dieta Mediterranea, quello che deve fornire almeno la metà delle calorie da assumere giornalmente per coprire il nostro fabbisogno energetico. Il grano, ieri come oggi, è al centro di importanti decisioni geopolitiche mondiali, che interessano i maggiori consumatori al mondo, ossia l’area mediterranea. 

Il grano, è fortemente influenzato dai cambiamenti climatici. Lo scenario più negativo per il futuro,prevede una diminuzione del 25% della produzione mondiale tra il 2030 e 2049 e, al contempo, la FAO e l’OCDE prevedono che, per nutrire il mondo, la produzione di grano dovrà aumentare del 60%. I giochi politici e la diplomazia del Mediterraneo gravitano attorno al grano e chi lo controlla ha un ruolo strategico. La sua domanda è sempre in crescita,lo consumano 3 miliardi di persone nel mondo, innumerevoli sono le imprese e le start up interessate al settore, anche con l’innovazione tecnologica, e attualmente si produce solo in una decina di paesi.