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LA SICUREZZA DELL’ACCESSO AL BUON CIBO

La sicurezza alimentare e l’accesso al cibo ritornano ad essere elementi di analisi. Innumerevoli sono i progetti già avviati tra le due sponde del Mediterraneo che meritano interesse e attenzione, con idee che possono essere “esportate” in altre realtà del nostro bacino. L’emergenza pandemia ha innescato un dibattito internazionale sull’attualità globale dell’accesso al cibo, alla sicurezza alimentare e al problema della fame nel mondo. Occorre, a livello comunitario, individuare soluzioni concrete e innovative alle grandi sfide globali che sono tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda Onu 2030.

Obiettivi che ritroviamo tra le priorità dell’Expo 2020 di Dubai. La progettualità è quella di individuare nuove opportunità, liberare il potenziale dei singoli e delle comunità e provare a creare un futuro migliore, guardando all’innovazione in termini di mobilità e pensando a sistemi innovativi di logistica e trasporto, senza sottovalutare l’importanza della sostenibilità, dell’accessibilità e della resilienza delle risorse naturali, ambientali, energetiche ed idriche. Nel corso del semestre dell’Esposizione di Dubai, il Padiglione Italia ospiterà alcune tra le migliori esperienze nel campo dell’agrifood e della blue-economy del Mediterraneo che, grazie al protocollo d’intesa siglato tra il Commissariato italiano e il segretariato Generale Prima, saranno presentati a Dubai alcuni dei progetti più innovativi vincitori del bando Prima. Quella dell’alimentazione è una sfida importantissima e il recupero delle tradizioni e dei prodotti tipici del nostro bacino è un’opportunità da studiare e approfondire sia in termini di occupazione che per la salute alimentare dei popoli del Mediterraneo. Esempio autorevole è il progetto “Grani autoctoni del Mediterraneo” promosso dalla Gi.&Me. Association che, attraverso la ricerca scientifica e storica dei prodotti autoctoni del Mediterraneo, contribuirà a porre l’alimentazione al centro delle realtà sociali su cui dover puntare, a partire dalla Tunisia con la prosecuzione dell’attività riguardante il progetto “Grani antichi di Tunisia”, finanziato da Rotary Foundation. Progettualità ben sintetizzata da Franz Martinelli, presidente di Gi.&Me. Association, che ha dichiarato: “Stiamo lavorando all’idea di un progetto sui grani autoctoni, che ci auguriamo possa essere ammesso a finanziamento, perché il nostro impegno continua a essere quello di fornire un concreto contributo sull’importante attività di valorizzazione e sviluppo dei Grani Autoctoni del Mediterraneo, così da consolidare in chiave di sicurezza alimentare il legame in agricoltura tra prodotti e territorio con la storia e con la cultura, per lo sviluppo locale dei prodotti agricoli e al fine di promuovere e valorizzare anche il lavoro dei giovani nei territori di appartenenza con l’agriturismo”.

Quanto al progetto “Grani antichi di Tunisia”, quest’ultimo abbraccia l’intera filiera a partire dai piccoli agricoltori che lavorano e seminano le varietà tradizionali di grano duro, con le donne che ne fanno prodotti ad alto valore aggiunto, come il borghul, il couscous, il pane e la variegata tipologia di paste della tradizione tunisina fino alla distribuzione finale di questi prodotti ad alta capacità nutrizionale. Dalla Tunisia, dunque, una nuova visione dell’alimentazione e delle tradizioni culinarie che unisce crescita sostenibile, lavoro, occupazione giovanile e di genere e valorizza l’importanza della salute alimentare.

È importante ricordare che i grani antichi, i cosiddetti grani autoctoni, sono tipologie di cereali, diffusi e coltivati in passato, che non hanno subito modificazioni e manipolazioni da parte dell’uomo e che non sono stati sacrificati alle logiche di produzione contemporanea che ha preferito alla qualità una maggiore resa per l’industria alimentare. Tali tipologie di grano possiedono un indice di glutine generalmente più basso e devono necessariamente essere lavorati con più attenzione in quanto la lavorazione chiede temperature più basse e tempi più lunghi di lievitazione. In tema di salute e sicurezza alimentare nel campo dell’agrifood e della blue economy ricordiamo anche Surefish dedicato alla pesca nel Mediterraneo, che è uno dei progetti che ha vinto il bando Prima 2019 e che è nato da un programma coordinato da Enco, Engineering & Consulting assieme al Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Surefish vede lavorare assieme 13 partner dei 5 Paesi partecipanti al progetto (Italia, Egitto, Libano, Spagna e Tunisia), tra cui Gi.&Me. Association /Slow Food Tebourba Association.

Il progetto “Surefish” vuole far riavvicinare consumatori e produttori in un clima di fiducia da rigenerare dopo la crisi, incentrando l’attenzione su alcune tipologie di pescato che appartengono alla realtà alimentare dei paesi che partecipano al progetto. L’alimentazione, l’accesso al cibo e al pescato di qualità, sostenibilità e apertura alle comunità, rappresentano le sfide della realtà mondiale che vuole guardare ad un futuro, da riscrivere, dopo l’emergenza sanitaria che il mondo sta vivendo.Una progettualità ben sintetizzata dalle parole di Angelo Riccaboni, presidente della Fondazione Prima, che ha recentemente dichiarato: “La pandemia pone al centro dell’attenzione la tematica dell’accesso al cibo e della sicurezza alimentare”.

Quella dell’alimentazione è una sfida importantissima e il recupero delle tradizioni e dei prodotti tipici del nostro bacino è un’opportunità da studiare e approfondire.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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Cresce la collaborazione tra Italia e Tunisia

Il presidente di Gi.&Me. Association, Franz Martinelli, ha incontrato il Console di Tunisia a Napoli Beya Ben Abdelbaki Fraoua per approfondire le opportunità di collaborazione, ricerca, innovazione e tutela del pescato attraverso il progetto Surefish. L’obiettivo è quello di valorizzare il patrimonio ittico del Mediterraneo, attraverso il monitoraggio e l’analisi della tracciabilità, della sostenibilità e dell’autenticità del pescato del nostro mare comune. Un network che si avvale dell’utilizzo di tecnologie e competenze su ICT, blockchain, etichettatura e imballaggi intelligenti, utilizzando metodi analitici e sensoriali innovativi per la tracciabilità e la valutazione della pesca. Allo stesso tempo, il progetto intende sviluppare strategie di comunicazione e informazione per promuovere la fiducia dei consumatori, con marchi di certificazione e APP dedicate, per tutelare le specie in pericolo nel Mediterraneo e per condividere i dati delle ricerche con tutti i protagonisti del network.

Gi.&Me. Association ha sviluppato molta ricerca intorno al progetto Surefih, elaborando numerosi approfondimenti curati da Domenico Letizia, giornalista e responsabile della comunicazione di Gi.&Me.

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Unite dalla via del grano. Italia e Tunisia più vicine

Il grano, ieri come oggi, è al centro di importanti decisioni geopolitiche mondiali, che interessano i maggiori consumatori al mondo, ossia l’area mediterranea. L’ agricoltura e l’alimentazione sono sempre più un settore strategico per lo sviluppo nazionale dei paesi del Mediterraneo. Il tasso di crescita demografica nella sponda sud del Mediterraneo impone diverse necessità: food, energia e abitazioni. Tutte queste cose necessitano di enormi quantità di terra. Per contro, nella sponda nord, esistono milioni di case disabitate e migliaia di tonnellate di cibo sprecato. Sono in molti a rendersi conto che per lo sviluppo sostenibile del Bacino comune, rispettando l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, solo la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo può generare produttività, ricchezza, sostenibilità e diffusione di benessere alimentare. Diversi gli eventi dedicati alla collaborazione in tema food tra Italia e Tunisia. A Tebourba, nel locale dell’Associazione Slow Food Tebourba, gestito dai fratelli Marzouk Mejri e Nabil Ben Marzouk è sorto il progetto “Grani Antichi di Tunisia”, ad opera dei Rotary Clubs Latina, Roma Cassia e Tunis Mediterranee, che è stato finanziato dalla Rotary Foundation e dove vengono attualmente prodotti pane e suoi derivati (couscous e bourgul) solo ed esclusivamente con grano autoctono del territorio. “Il tema dell’educazione alimentare è di estrema importanza e di grande attualità a livello globale”, sottolineò Lorenzo Fanara, Ambasciatore d’Italia in Tunisia. Ai lavori in Tunisia parteciparono Paola Sarcina (Direttore artistico Cerealia Festival), Lucio Fumagalli (Presidente INSOR), Kais Ben Amar del Rotary Club Tunis Mediterranee e Franz Martinelli, President incoming del Rotary Club Roma Cassia e presidente di “Gi.&Me. Association”, nonché coordinatore del progetto dedicato ai grani autoctoni di Tunisia. Il progetto ha generato la costituzione di un team di giovani professionisti e studiosi, impegnati nella realizzazione di attività, ricerche scientifiche e divulgative che costituisce un capitale umano d’eccellenza, unico nel suo genere, sviluppato secondo un modello di lavoro innovativo e in continua evoluzione. Nel tentativo di comprendere l’importanza del cibo, del grano e del rapporto con il Mediterraneo il giornalista Domenico Letizia ha intervistato, per il quotidiano Cronache di Napoli e Cronache di Caserta, il protagonista del progetto tunisino, Franz Martinelli, presidente di “Gi.&Me. Association”.

Di seguito il file dell’intervista:

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Questionario per gli operatori delle pesca nel mare

La società ITENE, che è partner nel progetto Surefish, nel quale Gi.&Me Association è presente, ha lanciato questo importante questionario per gli operatori della pesca. Abbiamo bisogno del tuo supporto al fine di raccogliere quante più informazioni possibili, al fine di sviluppare e completare al meglio le informazioni per le nostre ricerche. Abbiamo creato tale questionario online per raccogliere informazioni dai produttori, imballatori di pesce e per la catena di approvvigionamento del pesce.

Completa pure il questionario al link che trovi di seguito e se sei a conoscenza di altre società che possano contribuire, non esitare ad inoltrarlo.

Il nostro scopo è quello di valorizzare il mare, la pesca e la produzione sostenibile.

Questionario: https://forms.gle/TrxDywzQma8pgKUZ6

Se hai eventuali domande, non esitare a contattarci.

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L’ENEA RILANCIA L’IMPORTANZA DELL’INNOVAZIONE

La pandemia sanitaria mondiale ha avuto ripercussioni significative sui sistemi agroalimentari dei paesi sviluppati e non, evidenziando l’importanza di intraprendere una gestione eco-sostenibile e attenta a salute, ambiente e sicurezza alimentare, nella più vasta prospettiva dell’economia circolare e degli obiettivi dell’Agenda 20-30 delle Nazioni Unite. In questa sfida, ricerca e innovazione possono dare un contributo di primo piano, mettendo a disposizione competenze, tecnologie e servizi avanzati per valorizzare le risorse in agricoltura, ridurre i rifiuti e gli scarti di filiera, promuovere l’efficienza nei processi e ottimizzare il consumo dell’energia.

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) ha organizzato un interessante seminario su “I sistemi Agroalimentari alla sfida della Sostenibilità nell’ottica della Circolarità e del One Health” al quale hanno preso parte numerosi esperti del settore, tra i quali Riccardo Palmisano, presidente Assobiotec; Paolo Bonretti, vicepresidente Cluster Agrifood Nazionale e Angelo Riccaboni, professore ordinario di Economia aziendale all’Università di Siena, nonché presidente della Fondazione Prima. L’incontro è stato moderato da Massimo Iannetta dell’Enea.

I relatori hanno soffermato la propria attenzione sull’importanza della ricerca e della formazione poichè essenziali sono le tecnologie per le giovani startup agrifood, in cui elementi quali l’Internet of Things e i Big Data la fanno da padroni, e tutti hanno concordato sull’importanza di sviluppare l’innovazione nell’agricoltura, sul rafforzamento dei rapporti tra mondo della ricerca e mondo dell’impresa e sulla formazione dei giovani a tutti i livelli a partire dalle scuole primarie e fino all’università.

A ribadire alcuni concetti sul futuro delle imprese del settore agricolo, il professore Riccaboni, tra gli argomenti trattati, si è soffermato in particolare sull’importanza dell’agroalimentare 4.0, relativamente al momento storico che il settore sta vivendo grazie alle tecnologie e al digitale. Un settore che per definizione è tradizionale e che vive grazie a meccanismi strutturati e collaudati nel tempo, e che oggi trova nelle startup un grandissimo alleato per la sua crescita. Tecnologie come i droni per l’agricoltura di precisione, sistemi innovativi per tracciare le colture e garantire la qualità degli alimenti, metodi alternativi per una produzione più sostenibile sono solo alcuni esempi di come l’innovazione entra totalmente nel settore agricolo, ne rivoluziona i confini e richiama l’interesse di tanti giovani talenti. Tematiche tutte che richiamano l’attenzione sulla sinergia che l’innovazione in ambito agricolo può trovare nell’impresa 4.0 e su come tale innovazione necessiti di finanziamenti attraverso una concreta partecipazione delle Fondazioni bancarie e delle Fondazioni degli Enti del Terzo Settore che sostengono i progetti innovativi.

Non resta pertanto che pensare ad un’agricoltura più connessa e che utilizza dati e informazioni dalla rete per strutturare strategie di produzione innovative e dall’alto contenuto tecnologico, il che richiede un buon impegno da parte delle giovani generazioni di agricoltori nei propri territori di appartenenza. L’agroalimentare viene così ad essere un settore trainante dell’economia, ed è per questo che l’agricoltura ha bisogno di un vero e proprio cambio generazionale in grado di attivare una serie di aggiornamenti e innovazioni utili per il progresso e la crescita del settore. Prerogative che appartengono anche alla Fondazione Prima, con un network di enti e istituzioni per la ricerca e l’innovazione che coinvolge 19 Paesi del Mediterraneo, per un valore complessivo dell’iniziativa di circa euro 500 milioni di euro da articolare su una durata di 7 anni di finanziamento. La Fondazione ospita e finanzia progetti che legano il mondo dell’innovazione con l’agricoltura, generando occupazione e creazione di network tra istituzioni pubbliche, centri di ricerca, università, giovani start up e aziende agricole. Un progetto che segue tale direzione è IngraMed, ideato e coordinato da Gi.&Me. Association, presente sul portale di Prima, con partner dall’Italia, dalla Grecia, dalla Tunisia e dal Marocco.

Tra gli obiettivi primari vi è quello di aiutare i giovani dei Paesi del Mediterraneo coinvolti a lavorare in rete per la riscoperta delle reciproche tradizioni legate alla coltivazione e produzione dei grani autoctoni, indirizzandoli verso il dialogo e informandoli sulle possibilità dell’uso delle innovazioni tecnologiche per poter sviluppare al meglio le opportunità legate al frumento, con la valorizzazione, anche commerciale, della cultura del grano attraverso la certificazione, nei contesti paesaggio, storia e suolo, e con la visita guidata dei luoghi dove i grani autoctoni crescono e possono venire consumati. Una progettualità che dall’agricoltura crea nuove opportunità di occupazione per i giovani del Mediterraneo, grazie all’ interfacciamento tra reti di organizzazioni, alle innovazioni digitali e alla tecnologia blockchain che consente di guardare all’innovazione in maniera diversa, cambiando il modo di concepire il lavoro.

Quanto al tema dello sviluppo sostenibile, l’ateneo di Siena ha lanciato il “Siena Advanced School On Sustainable Development”, la terza edizione della scuola di alta formazione sui temi dello sviluppo sostenibile, organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in collaborazione con Fondazione EnelLeonardo, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), Sustainable Development Solutions Network Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterraneo ed il Centro Santa Chiara Lab dell’Ateneo senese.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano “L’Opinione delle Libertà“.

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Frumento: lo stato della produzione in Italia e nel Mondo

Lo scenario internazionale nel Mondo e nel Mediterraneo sulla produzione del frumento. Romacereali, il meeting internazionale della filiera cerealicola organizzato dalla Camera di Commercio di Roma, è un seminario internazionale sulla filiera cerealicola che ogni anno riscuote una partecipazione attenta da parte degli operatori e degli esperti del settore che intervengono da ogni parte del mondo.

L’ultimo evento formativo e informativo ha offerto agli imprenditori della filiera cerealicola, riuniti in collegamento telematico a causa della pandemia globale, un puntuale aggiornamento dei consuntivi e delle previsioni relativamente ai mercati nazionali ed internazionali, nel passaggio dalla campagna di commercializzazione 2019‐2020 a quella 2020‐2021.

Lo scenario internazionale della produzione di frumento

Effettuare un’analisi dello scenario internazionale sull’attualità del frumento in tempi di coronavirus appare una sfida particolarmente importante per la comprensione dei fenomeni commerciali legati a tale settore. L’effetto più rilevante generato dalla pandemia è stato quello delle restrizioni delle esportazioni, decise con modalità diverse da alcuni paesi (Russia, Kazakistan, Ucraina, Romania) per stabilizzare i prezzi interni e proteggere la sicurezza alimentare in presenza di una maggiore incertezza della domanda e di difficoltà nelle catene logistiche e stimolando al rialzo il movimento dei prezzi in tutto il mondo.

A livello globale possiamo dire che la raccolta del frumento potrebbe segnare un ritardo a causa delle difficoltà organizzative e di reclutamento della manodopera, derivanti dalle misure di contenimento della pandemia.
Altro elemento di preoccupazione è l’andamento climatico che, in numerose aree del mondo è soprattutto legato ai problemi di siccità ma anche al rischio di piogge torrenziali.

Nell’Europa dei 27 la produzione di frumento totale è prevista in diminuzione di 23,3 milioni di tonnellate, collocandosi a 131,7 milioni di tonnellate nella campagna 2020‐2021 (pari a ‐15%) e la superficie destinata a frumento è prevista in diminuzione da IGC (‐3,0%).

Invece, in aumento è la produzione del 2020‐2021 di frumento in Italia: 7,4 milioni di tonnellate (+13,8% rispetto alla campagna 2019 2020). I consumi alimentari, come utilizzi Food, Seed and Industrial (FSI), aumentano più di quelli per i mangimi. Sostanzialmente, il commercio globale del frumento mostra, secondo la previsione per la campagna 2020‐2021, una tendenza alla riduzione, rispetto alla campagna 2019‐2020, per le difficoltà registrate nel mese di aprile.

Le maggiori esigenze di importazione in Nord Africa potrebbero comunque sostenere il commercio mondiale nel 2020/21 rimettendo al centro di scelte strategiche il Mediterraneo e l’economia del bacino comune.

A tale andamento contribuiscono anche le scelte dei consumatori che si sono orientate all’acquisizione di maggiori scorte di prodotti ed ingredienti alimentari per poter cucinare in casa, non potendosi recare ai ristoranti, puntando molto sulla tracciabilità e sull’autenticità del prodotto. Molti italiani sono tornati a fare la spesa e il controllo della qualità del prodotto è divenuto un elemento importante anche nell’acquisto di farine, pane e frumento. Un nuovo approccio alla Dieta Mediterranea, all’idea di frumento e all’importanza di politiche alimentari legate al Mediterraneo.

Un progetto che segue tale direzione è Roads of the indigenous grains in the Mediterranean (IngraMed), presente sul portale di Prima Observatory, ideato e coordinato da Gi.&Me. Association con partner dall’Italia, dalla Grecia, dalla Tunisia e dal Marocco. Il progetto pone i grani autoctoni e il Mediterraneo al centro di interessi economici e formativi, poiché i grani autoctoni sono una parte integrante del patrimonio genetico della biodiversità mediterranea, frutto della selezione operata dai contadini in novemila anni di storia dell’agricoltura delle civiltà del Mediterraneo. Il progetto nasce con l’intento di voler fornire un concreto contributo alla valorizzazione dei Grani Autoctoni del Mediterraneo con il consolidamento del legame in agricoltura tra prodotti e territorio, una visione particolarmente importante per le politiche alimentari dell’Italia finalizzate alla produzione di qualità.

Infatti, ricordiamo che nel periodo compreso tra luglio 2019 e febbraio 2020 l’Italia ha importato 1,8 milioni di tonnellate di frumento, pari ad un +54% rispetto allo stesso periodo della campagna 2018/19. Come evidenziato anche dall’ISMEA che ha svolto, e continua a programmare, interessanti indagini sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nelle settimane di diffusione del coronavirus in Italia, soprattutto per le filiere cerealicole, il tema dell’approvvigionamento della materia prima risulta di fondamentale importanza, così come la qualità e la tracciabilità del grano e dei suoi derivati.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal quotidiano economico finanziario “Money.it

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L’innovazione e l’agricoltura da implementare grazie alla cooperazione in tutto il Mediterraneo

Il Segretariato Italiano della Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area, programma che promuove attività congiunte di ricerca e innovazione nel settore agrifood tra 19 Paesi del Mediterraneo, e il Ministero dell’Università e della Ricerca ha avviato la selezione dei migliori progetti anche per il 2020.

Nel 2019, circa 56 milioni di euro hanno foraggiato la ricerca e l’innovazione nel settore agrifood e gestione risorse idriche. In particolare, i bandi PRIMA, che nel 2018 hanno sostenuto progetti per 48,5 milioni di euro, hanno raddoppiato il finanziamento per progetti di innovazione e introdotto risorse economiche per le proposte capaci di collegare le tre aree di intervento di PRIMA: gestione efficiente delle risorse idriche, agricoltura sostenibile e filiera agro-alimentare. Nel 2020, il Segretariato italiano di PRIMA, ospitato dal Santa Chiara Lab dell’Università di Siena, spiega che “il programma euromediterraneo PRIMA ha messo a disposizione per il 2020, 70 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca e innovazione sui sistemi agroalimentari sostenibili e la gestione delle risorse idriche nel bacino del Mediterraneo“. Il programma, che è al suo terzo anno di attuazione, ha un budget di 500 milioni su 7 anni ed è promosso e finanziato congiuntamente dalla Commissione Europea e da 19 Paesi dell’area Euro-Med, 11 membri dell’UE (Cipro, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna) e 8 non europei (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Tunisia, Turchia).

Le regole di partecipazione sono quelle di Horizon 2020 con la particolarità che  partecipano almeno tre soggetti privati o pubblici, dotati di personalità giuridica e stabiliti ciascuno in diversi Paesi partecipanti a PRIMA. Di questi Paesi, almeno uno dev’essere stabilito in un Paese della sponda sud tra gli 8 non-EU aderenti a PRIMA. Angelo Riccaboni, Presidente della Fondazione PRIMA ha ricordato che “una delle caratteristiche distintive dei bandi di quest’anno è quella di fornire soluzioni per l’agricoltura dell’area mediterranea per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e produrre in modo più efficiente. PRIMA, che ha sin dall’inizio posto al centro il tema della sostenibilità in sintonia con le indicazioni dell’Agenda 2030 dell’ONU e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, è in linea con il Green Deal europeo, il patto climatico della Commissione europea, a ulteriore conferma dell’importanza strategica del programma per determinare il futuro più prospero del Mediterraneo. Nella attuale situazione di emergenza mondiale siamo al fianco delle ricercatrici e dei ricercatori sostenendo il lavoro e l’impegno per poter coniugare ricerca e innovazione che rappresentano il futuro sostenibile del nostro Paese, dell’Europa e dell’intero Pianeta. Mai come adesso, della ricerca abbiamo enorme bisogno“.

Nel 2019, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 è aumentato rispetto all’anno prima per un valore totale di 450 milioni di euro, equivalente al 5% di quello mondiale.

Nel 2018 si era fermato a 370 milioni e nel 2017 non superava i 100 milioni di euro. Attualmente, nel mondo, le startup legate all’agricoltura 4.0 ammontano a 737 unità per un totale in valore di 13,5 miliardi di dollari. L’Europa copre il 31% e si posiziona al secondo posto dietro il Nord America che detiene una quota del 39% e un valore del 37% del totale. La collaborazione nel Mediterraneo potrebbe innescare nuove prospettive di innovazione nel settore, valorizzando l’agricoltura e implementando le potenzialità della Dieta Mediterranea.

A causa dell’emergenza coronavirus fiere, congressi ed eventi sono stati annullati, bloccando così l’opportunità di poter promuovere e far conoscere le produzioni agricole del territorio al pubblico. Una parziale risposta potrebbe giungere da una nuova visione della cooperazione nel Mediterraneo che ponga al centro dell’attenzione l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e le tecnologie satellitari per il controllo dei campi e la prevenzione dei disastri.

Articolo di Domenico Letizia pubblicato dal periodico e canale televisivo “LabTv“.

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Innovazione agroalimentare: la crescita inarrestabile

L’innovazione, la tecnologia e la digitalizzazione diventano sempre più incisivi nel settore agroalimentare italiano. Il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua a crescere, raggiungendo nel 2019 un valore di 450 milioni di euro (+22% rispetto al 2018, il 5% del mercato globale), con la maggior parte della spesa concentrata in sistemi di monitoraggio e controllo (il 39% della spesa), software gestionali (20%) e macchinari connessi (14%), seguiti da sistemi di monitoraggio da remoto dei terreni (10%), di mappatura (9%) e di supporto alle decisioni (5%). E’ quanto emerge dal rapporto dell’ Osservatorio Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

Sono 415 le soluzioni e innovazioni 4.0 disponibili per il settore agricolo in Italia, offerte da oltre 160 fra aziende tradizionali e startup, principalmente dedicate all’Agricoltura di Precisione e in misura minore allo Smart Farming, soprattutto nelle fasi di coltivazione, semina e raccolta dei prodotti alimentari nei settori ortofrutticolo, cerealicolo e vitivinicolo. Fra le innovazioni digitali per la tracciabilità alimentare offerte sul mercato italiano si assiste al boom della Blockchain, la cui presenza è più che raddoppiata in un anno e che caratterizza il 43% delle soluzioni disponibili, seguita da QR Code (41%), mobile app (36%), data analytics (34%), e l’Internet of Things (30%). Sviluppare e utilizzare nuovi strumenti tecnologici “porterà anche più efficienza e trasparenza lungo la filiera produttiva e di mercato”, fa notare Fulvio Conti, responsabile Delivery in AlmavivA, “e tutto ciò porterà a un aumento della qualità finale dei prodotti”. Tra tecnologie che migliorano la qualità e la sostenibilità delle coltivazioni, soluzioni per la competitività delle aziende e innovazioni per la tracciabilità dei prodotti, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 continua a crescere, raggiungendo nel 2019 un valore di 450 milioni di euro, per un +22% rispetto al 2018, il 5% del mercato totale.Tenere traccia di quanto avviene nel percorso del prodotto alimentare dal campo alla tavola del consumatore finale è sempre più importante per rendere più efficiente l’intera filiera e creare nuove opportunità di mercato. E il digitale gioca un ruolo di primo piano nella tracciabilità alimentare. Fra le innovazioni digitali per la tracciabilità alimentare offerte sul mercato italiano si assiste al boom della Blockchain, la cui presenza è più che raddoppiata in un anno.

Articolo di Domenico Letizia, pubblicato dal Think Tank “Imprese del Sud”

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L’agri-food e i progetti Prima nel Mediterraneo allargato

Il coronavirus pone l’attenzione sul futuro dell’agricoltura, la valorizzazione dei prodotti del Mediterraneo e l’innovazione scientifica da sostenere per incrementare ulteriormente il settore. “Nell’agrifood occorre innovare affinché le produzioni siano in grado di rispondere alle nuove esigenze anche e soprattutto nel post pandemia Covid-19“, ha recentemente dichiarato Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena e presidente della Fondazione Prima. “L’innovazione tecnologica e organizzativa nell’agrifood è un fattore decisivo per avere sistemi agroalimentari che rispondano alle esigenze nutrizionali di tutti i cittadini, rispettino l’ambiente e gli animali e salvaguardino la salute delle persone“, continua il professore. In questo contesto il programma Prima, con 500 milioni di euro di budget ha finanziato 83 progetti a 700 unità di ricerca e innovazione. “La sicurezza alimentare e cioè la possibilità che tutti abbiano accesso al cibo nella quantità e qualità desiderata è di nuovo una questione centrale anche in Paesi, come l’Italia, dove si pensava non fosse più a rischio. La salute è una sola e quella del pianeta, delle persone e del cibo sono strettamente connesse. Nel nuovo contesto, la rivalutazione della dieta mediterranea che rispetta l’ambiente e le persone e prevede produzioni della regione Med, può essere molto utile“, ha rilanciato Riccaboni durante una recente conferenza. D’altronde, ricordiamo che la community degli innovatori agrifood sarà anche protagonista a Dubai, come annunciato da Paolo GlisentiCommissario generale per l’Italia Expo 2020: “L’Expo 2020 di Dubai, la prima Expo nel mondo arabo sul tema sostenibilità e necessità idriche sarà vetrina di eccellenza per l’agrifood italiano. C’è grande aspettativa da parte degli altri Paesi che vedono l’Italia leader del settore. Gli oltre 30 casi proposti a Siena da Prima sono un esempio dell’Italia che sarà presentata a Dubai“. Emerge l’importanza di ripensare il prodotto tradizionale che deve rispondere alle nuove esigenze dei consumi anche sul fronte salutista, innovazioni gestionali per le singole imprese e per i consorzi di tutela, la burocrazia deve supportare e velocizzare risposte e processi, ed è necessario colmare i vuoti di conoscenza fra produttori e operatori del territorio come ad esempio i ristoratori. È necessario accrescere la conoscenza delle IG verso i consumatori più giovani e serve formazione nelle scuole. Oggi, per gli operatori del settore emerge la difficoltà di accesso ai finanziamenti e all’interazione con gli enti di ricerca. Servono nuove soluzioni innovative per veicolare e e diffondere le informazioni sul prodotto. Bisogna superare l’approccio tradizionale da parte degli intermediari finanziari, con personale specializzato che abbini sviluppo e uso di innovazioni con pratiche produttive tradizionali e routinarie.

Il segretariato Italiano di PRIMA nasce nell’ambito dell’Iniziativa europea Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area e promuove numerose iniziative che coniugano in maniera sinergica innovazione, sostenibilità e redditività, motori decisivi per sostenere quelle trasformazioni necessarie ad uno sviluppo sostenibile del settore agroalimentare in grado di generare crescita, benessere e qualità della produzione. Opportunità importanti per le giovani generazioni che attraverso l’innovazione vogliono recuperare le tradizioni agricole del passato coniugando sicurezza alimentare, qualità e tecnologia.

Approfondimento di Domenico letizia pubblicato dal periodico e website del canale televisivo “LabTv“.

Versione in inglese:

Agri-food and Prima projects in the enlarged Mediterranean

Coronavirus focuses on the future of agriculture, the enhancement of
Mediterranean products and scientific innovation to be supported to
further increase the sector. “In agrifood it is necessary to innovate so that productions are able to respond to new needs, especially and especially in the post-19 Covid pandemic“, said Angelo Riccaboni, professor at the University of Siena and president of the Prima Foundation. “Technological and organizational innovation in agrifood is a decisive factor for having agri-food systems that meet the nutritional needs of all citizens, respect the environment and animals and safeguard people’s health“, continues the professor. In this context, the Prima program, with a 500 million euro budget, financed 83 projects and 700 research and innovation units. “Food security, that is the possibility that everyone has access to food in the desired quantity and quality, is again a central issue also in countries, such as Italy, where it was thought was no longer at risk. Health is one and that of the planet, people and food are closely connected. In the new context, the re-evaluation of the Mediterranean diet that respects the environment and people and foresees products from the Med region can be very useful “, Riccaboni re-launched during a recent conference. On the other hand, we remember that the community of agrifood innovators will also be a protagonist in Dubai, as announced by Paolo Glisenti, Commissioner for Italy, Expo 2020: “The Expo 2020 in Dubai, the first Expo in the Arab world on the topic of sustainability and water needs will be a showcase of excellence for Italian agrifood. There is great expectation from other countries that see Italy as the leader in the sector. The over 30 cases proposed in Siena by Prima are an example of Italy that will be presented in Dubai“. The importance of rethinking the traditional product emerges, which must respond to new consumption needs also on the health front, managerial innovations for individual companies and protection consortia, bureaucracy must support and speed up responses and processes, and it is necessary to fill the gaps in knowledge between producers and operators in the area such as restaurateurs. Knowledge of IG to younger consumers needs to be increased and training is needed in schools. Today, the difficulty of accessing funding and interacting with research bodies emerges for sector operators. New innovative solutions are needed to convey and
disseminate product information. The traditional approach by financial
intermediaries must be overcome, with specialized staff that combines
the development and use of innovations with traditional and routine
production practices. The Italian secretariat of PRIMA was born as part of the European Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area initiative and promotes numerous initiatives that synergistically combine innovation, sustainability and profitability, decisive engines to support those transformations necessary for sustainable development of the sector agribusiness capable of generating growth, well-being and production quality. Important opportunities for young generations who through innovation want to recover the agricultural traditions of the past by combining food security, quality and technology.

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La tecnologia blockchain per garantire sicurezza e autenticità dei grani autoctoni del Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo e le tradizioni gastronomiche del nostro bacino tornano al centro dell’attenzione mediatica con l’emergenza coronavirus. Per il Mediterraneo e per l’intero continente africano, il settore più importante è quello dell’agroalimentare e numerosi sono i progetti e i programmi per la cooperazione alimentare. D’altronde, le proposte dei ricercatori del bacino e le idee di cooperazione riguardano innovazioni sostenibili inerenti all’area del Mediterraneo relative alla gestione delle risorse idriche nei sistemi agricoli e all’implementazione dell’agrifood. Tra i prodotti più consumati nel Mediterraneo ritroviamo il grano. Le varietà di grano nel Mediterraneo sono sempre state tante e dalla ottima qualità grazie alla terra buona, ma anche e soprattutto al clima che consente una migliore conservazione dei chicchi. Le “varietà locali da conservazione”, sono tipologie di grano che mantengono alcune caratteristiche tecniche e agronomiche tipiche del grano diffuso fino all’incirca agli anni Sessanta. Nel 2018 si è verificato un incremento dei consumi di prodotti alimentari provenienti dall’utilizzo di questo tipo di farine e semole di grani autoctoni, che ha riguardato soprattutto la farina integrale e la farina ottenuta da produzioni biologiche, ambedue con tassi di crescita superiore al 10% rispetto al 2017. L’epidemia rende la quantità di grano prodotta minore proprio mentre aumenta la richiesta da parte dei consumatori. Anche in questo caso la tecnologia può essere d’aiuto. Figure professionali del mondo dell’agricoltura possono indicare alcuni percorsi adatti per far sviluppare contemporaneamente qualità del grano e innovazione tecnologica. Valorizzare i grani autoctoni del Mediterraneo implementando soluzioni innovative e strumenti tecnologici per ottenere una tracciabilità del prodotto nei vari contesti del Mediterraneo. Confermare l’autenticità del prodotto e prevenire le frodi, innescando una nuova fiducia nei consumatori e invogliando al consumo di grano autoctono. Sviluppare capacità tecnologiche e di network tra i vari protagonisti della coltivazione, produzione e lavorazione dei grani autoctoni del Mediterraneo, supportando metodi analitici di monitoraggio e protezione attraverso piattaforme di tracciabilità con l’utilizzo della blockchainL’emergere di nuovi visioni gastronomiche nel Mediterraneo e la richiesta sempre maggiore di qualità da parte dei consumatori ha generato nuovi collegamenti tra il mondo dell’agroalimentare e quello del digitale, della tecnologia e del web. Il futuro del settore dell’agroalimentare è legato alla tracciabilità e alla digitalizzazione. La blockchain è una tecnologia informatica che permette di immagazzinare e conservare informazioni in modo innovativo. Tali informazioni vengono scritte su blocchi chiusi con una chiave criptografica in modo che non siano più sovrascrivibili. I prodotti alimentari attraversano molti luoghi e vivono molte storie prima di essere consumati: il produttore, un trasportatore, il trasformatore, il confezionatore, il mercante all’ingrosso e altri intermediari, prima di giungere al consumatore. Se solo uno di questi attori falsifica la data di produzione modifica alcuni passaggi, la qualità del prodotto è compromessa. Autenticità e innovazione che permettono la creazione di un sistema che garantisce sicurezza al consumatore. Uno dei progetti più innovativi in tale settore è quello denominato “Roads of the Indigenous grains in the Mediterranean” che intende promuovere, da una parte, i cereali autoctoni delle sponde nord e sud del Mediterraneo implementando l’occupazione agricola con soluzioni innovative e strumenti tecnologici per ottenere la tracciabilità del prodotto nelle varie aree geografiche e contesti socio-economici del Mediterraneo e allo stesso tempo garantire la loro qualità tecnologica e nutrizionale; confermare l’autenticità dei prodotti; prevenire le frodi; innescare una nuova fiducia nei consumatori e incoraggiandoli così a consumare prodotti derivanti da economie di quartiere controllate e, dall’altra, la diffusione di itinerari turistico-culturali originali, basati sulla valorizzazione delle colture di grano locali, compresa la valorizzazione dei paesaggi, storie e territori, con, ad esempio, una visita ai luoghi in cui crescono i cereali autoctoni, dove vengono trasformati, commercializzati e consumati, favorendo così anche la formazione di tour operator di nuova generazione. Focus del progetto è voler ridare centralità all’occupazione sostenibile dei giovani del Mediterraneo, generando network e scambio di buone pratiche tra agricoltori, riscoprendo le antiche tradizioni legate al mondo della coltivazione e della produzione dei cerali autoctoni. La novità della progettualità consiste nell’innovazione tecnologica, da valorizzare, dalla coltivazione del seme, fino alla produzione e allo stoccaggio finale. I grani autoctoni sono tipologie di cerali che non hanno subito manipolazioni da parte dell’uomo e che non sono stati sacrificati alle logiche di produzione contemporanee, che hanno preferito alla qualità una maggiore resa per l’industria alimentare. Tali tipologie di grano sono consigliate anche per una corretta salute alimentare, poiché possiedono un indice di glutine più basso e vengono lavorati con più attenzione, a temperature più basse e con tempi lunghi di lievitazione. La forza del progetto è quella di coniugare la qualità del prodotto con l’innovazione tecnologica e la tracciabilità, un processo che consente di garantire sicurezza alimentare, conoscenza e riscoperta storica dei metodi di lavorazione, autenticità e lotta alla falsificazione agroalimentare.

Approfondimento di Domenico Letizia pubblicato dal periodico e sito ufficiale del canale televisivo di “LabTv“, canale 625 del digitale terrestre Regione Campania.

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Prima: post Covid occorre innovare agrifood

(ANSA) – “Nell’agrifood occorre innovare affinché le produzioni siano in grado di rispondere alle nuove esigenze anche e soprattutto nel post pandemia Covid-19“. Lo ha detto Angelo Riccaboni, docente dell’Università di Siena e presidente della Fondazione Prima, il programma di innovazione nel settore agroalimentare del Mediterraneo, intervenendo in diretta streaming a Food for Earth Day, la maratona dedicata ai sistemi alimentari sostenibili in occasione della Giornata della terra.

Angelo Riccaboni.


    “L’innovazione tecnologica e organizzativa nell’agrifood – ha aggiunto – è un fattore decisivo per avere sistemi agroalimentari che rispondano alle esigenze nutrizionali di tutti i cittadini, rispettino l’ambiente e gli animali e salvaguardino la salute delle persone“. In questo contesto il programma Prima, con 500 milioni di euro di budget nei primi due anni ha finanziato 83 progetti a 700 unità di ricerca e innovazione per oltre 110 milioni di euro. “La sicurezza alimentare e cioè la possibilità che tutti abbiano accesso al cibo nella quantità e qualità desiderata – ha spiegato Riccaboni – è di nuovo una questione centrale anche in Paesi, come l’Italia, dove si pensava non fosse più a rischio“. “La salute è una sola – ha concluso Riccaboni – e quella del pianeta, delle persone e del cibo sono strettamente connesse. Nel nuovo contesto, la rivalutazione della dieta mediterranea che rispetta l’ambiente e le persone e prevede produzioni della regione Med, può essere molto utile“.